La polemica emersa sui giornali, riguardo i quasi 900 mila euro l’anno che L’Atac versa a numerose associazioni datoriali, lascia un po’ l’amaro in bocca ed ha agitato i nervi già tesi sia dei dipendenti, sia di tutti quei lavoratori che ruotano intorno al mondo delle società appaltatrici, che devono lottare col coltello fra i denti per ottenere lo stipendio arretrato. La domanda che ci poniamo è semplice: quanto è opportuno, per la Società, viste le criticità economiche-finanziarie in cui si trova, versare la somma di 75 mila euro ad Unindustria Lazio; 662 mila ad Asstral (Associazione datoriale delle aziende di trasporto pubblico locale); 106 mila a Confservizi Lazio; 7.500 alla TTS Italia (Associazione per la telematica dei trasporti e la sicurezza); 6.300 all’Arpe (Agenzia per la promozione della ricerca europea); 4.200 all’Aiia (Associazione italiana internal auditors)? Nella risposta che nessuno si sognerà di darci, vorremmo fosse inclusa anche l’informazione completa riguardo al valore aggiunto che l’Atac consegue, magari pensando al Piano Industriale o alla futura Governance, per spendere una cifra così cospicua. Inoltre ci risulta, per esempio, che il 0,30% della retribuzione di ogni dipendente sia destinata ad un fondo per la formazione. Ci sono a disposizione quindi, dei soldi (tanti) da utilizzare per la formazione specifica sulla sicurezza, che aspettano solo la partecipazione delle aziende ai bandi o che presentino dei progetti. Non esiste forse nella nostra Azienda nessun problema sull’aspetto della sicurezza nel posto di lavoro? Non c’è forse un rischio penale nei confronti dei datori di lavoro che non mettono in campo tutte le misure necessarie riguardo alla sicurezza, tra le quali la formazione? Non è forse vero che l’Atac, sorta della ceneri della vecchia Atac, di Trambus e Metro risulta essere una nuova società con tutti i diritti e doveri a partire da 1 gennaio 2010, tra i quali quello di formare il personale? Ecco, quando avremo tutte queste risposte, potremmo pensare che la Dirigenza stia facendo qualche passo più risoluto, spinta anche dalle Organizzazioni Sindacali e dalla Proprietà, che sono sensibili al tema della sicurezza e che hanno a cuore i lavoratori, per traghettare quest’azienda fuori dalla palude!
Proponiamo un “Contributo di solidarietà” per i lavoratori della Ciclat e non solo!
Mai come in questo momento è necessario, con una crisi senza fine, con una disoccupazione in crescita, con il tentativo di riportare le condizioni di lavoro sia normative che economiche, agli anni ’60, riscoprire uno spirito di solidarietà nei confronti di altri lavoratori. Quello che sta accadendo ai “colleghi “ della Ciclat, non può lasciarci indifferenti e inoperosi. Il mancato pagamento delle retribuzioni di ottobre, novembre e dicembre ha portato questi lavoratori alla disperazione e l’angoscia può portare a gesti estremi che non vogliamo accadano. Sono stati per tutti questi anni al nostro fianco, non a caso li abbiamo chiamati “colleghi” e adesso che si trovano, per colpa non loro, in difficoltà, bisogna aiutarli. I’Atac non ha liquidità per pagare la Ciclat e gli altri fornitori; la Regione si è messa per traverso politicamente nei confronti del Comune di Roma e dell’Atac, tanto che dopo aver tagliato risorse importanti, sembra non versi puntualmente nelle casse comunali i dovuti trasferimenti economici per il Trasporto Pubblico Locale e il Comune è incapace, in tutto questo bailamme, di trovare risposte immediate. In questo desolante quadro, dove a pagare sono solo i più deboli, proponiamo due azioni a sostegno della causa dei lavoratori della Ciclat: 1) una serie di scioperi del settore manutentivo di Atac di 10 minuti; 2) un prelievo dalla busta paga dei dipendenti di Atac, che volontariamente daranno la loro disponibilità attraverso un modello 54. Un “Contributo di Solidarietà” temporaneo, pari al valore dello 0,5% della retribuzione normale, da applicare dalla mensilità di gennaio fino a quando non sarà chiarita la vertenza, per garantire ai 180 lavoratori della Ciclat un sostegno economico (se la maggior parte aderirà) di 800/1000 € mensili. Naturalmente affinché possa il tutto essere efficace, occorrono la volontà e la forza delle Organizzazioni Sindacali. Deve essere chiaro che i soldi che oggi doniamo volentieri ai colleghi della Ciclat, li rivogliamo dall’Atac fino all’ultimo centesimo. Nel frattempo, dopo i tagli del Governo e della Regione, il Comune deve riportare al centro della sua azione la Mobilità, tema lasciato alla deriva da questa Giunta e soprattutto, pensare ad un modo nuovo e diverso per finanziare il Trasporto Pubblico. Non si può pensare ad una città come Roma senza un servizio decente, come non si può credere che un’Azienda come Atac, non abbia soldi per pagare fornitori, Società in appalto o addirittura gli stipendi.
A chi ha avuto il coraggio di diminuire drasticamente i fondi destinati al Trasporto Pubblico Locale, creando ulteriore allarmismo tra i cittadini ed i lavoratori del settore;- A chi ha avuto il coraggio di reintegrare, almeno fino ad un miliardo e seicento milioni, il finanziamento, scongiurando il collasso del sistema con soppressione del servizio di TPL;
- Al Presidente della Regione, che senza calcolare le reali conseguenze che subiranno i cittadini ed i lavoratori, regala il vitalizio agli assessori, aumenta il bollo auto del 10%, l’accise sulla benzina, ma taglia ad Atac 117 milioni;
- A chi si è dimenticato che i lavoratori del trasporto pubblico, attendono da tre anni il rinnovo del Contratto Nazionale;
- A chi dovrà verificare e controllare l’attuazione del Piano Industriale di Atac;
- A chi pensa, sotto sotto, che l’Atac deve essere privatizzata;
- A chi sta lavorando, sotto sotto, affinchè l’Atac sia privatizzata;
- A chi insieme ai comitati, alle associazioni, con la lotta, le critiche e le proposte, ha dato il suo contributo per tentare di salvare l’Atac;
- A chi dimentica che anche i lavoratori delle ditte esterne, mangiano tutti i giorni come tutti gli esseri umani e desidererebbero essere pagati regolarmente;
- A chi crede che un lavoratore della Ciclat, della Gestione Servizi, della Cometa, della Lucente o di qualsiasi altra società, possa festeggiare il Natale anche senza tredicesima o peggio senza stipendio;
- A chi usa i lavoratori ed il loro disagio, per interessi personali;
- A chi lavora ogni giorno per favorire il mezzo privato;
- A chi pensa che la Mobilità sostenibile sia un dolce per il Natale;
- A chi crede che in Italia ci sia spazio solo per chi ruba, chi corrompe e chi non paga le tasse;
- A chi è convinto che i lavoratori debbano restare in servizio fino alla morte;
- Ai giovani che non troveranno mai lavoro se gli anziani non vanno in pensione;
- A chi non pretende che le regole siano rispettate da tutti;
- Alle Organizzazioni Sindacali tutte;
- Ai vertici delle Aziende e della politica;
Auguri a tutti noi, affinché il 2012, sia l’anno, per l’Italia e per il Trasporto Pubblico, di una necessaria presa di coscienza….Auguri!!!
Cotral: “comunicati al personale” solo per lavarsi le mani?
È evidente come l’aria, nelle Aziende di trasporto, sia oramai contaminata da sfrontatezza, arroganza e anche un pochino di prepotenza nei confronti delle Organizzazioni Sindacali. Ogni atto, da qualche tempo, diventa una provocazione, come per esempio quando Atac parla attraverso una lettera indirizzata ad un giornale o, quando disdice unilateralmente alcuni accordi (salvo poi ritornare sui suoi passi), il tutto scavalcando le prassi consolidate di Relazioni Sindacali corrette.
Anche Cotral non è da meno, o meglio vuole dimostrare di non essere da meno, così spara due “comunicati al personale” che lasciano sbigottiti.
Partiamo dal primo che “rimette” a conoscenza del personale i limiti massimi di carico ammessi sui bus, affermando che sono rimasti tali e quali nonostante il nuovo contratto di servizio, come da tabellina allegata che elenca bene bene il tipo di vettura, i posti a sedere ammessi e i posti in piedi. Niente di strano, direbbe qualcuno, sono le stesse norme adottate dal 2003!
Proprio qui casca l’asino!!! Non mi vengano a raccontare che gli autisti Cotral, dal 2003 ad oggi, mentre effettuano il servizio, tengono anche in mano una calcolatrice e che ad ogni fermata fanno un po’ di conti e poi decidono se e quanti possono salire!?!
V’immaginate la scena del povero autista sulla linea Roma-Tivoli, quando arrivato alla fermata di Ponte Lucano con l’autobus stracolmo (viaggiare per credere), prima di aprire le porte, si alza e, fatto un veloce calcolo di quanti scendono e quanti possono ancora salire, apre la sola porta anteriore e comunica ai passeggeri in attesa sulla fermata, che solo due di loro possono entrare? Il fatto è che la realtà è completamente diversa dalla farsa e questo comunicato non è altro che un lavarsi le mani.
Le cose stanno più o meno così: fino a quando tutto andrà bene, tutti bravi, autisti responsabili etc.. (perché sappiamo che viaggiano con le vetture oltre i limiti massimi), ma quando accadrà qualcosa di brutto allora, la prima cosa che si udirà, sarà la voce sommessa del responsabile aziendale che dirà: “Purtroppo l’Azienda ha fatto tutto quello che doveva, è l’autista che non ha rispettato l’ordine di servizio….” (li mortacci tua…….!).
Il secondo comunicato, sul rinnovo della Carta di Qualificazione del Conducente, denota invece un qualcosa di torbido. In realtà è nobile la preoccupazione dell’Azienda di venire incontro agli autisti, organizzandogli i corsi obbligatori per legge, di 35 ore per il rinnovo della carta, ma c’è qualcosa che stride: il pagamento di € 54 trattenuto sulla busta paga di gennaio (in anticipo rispetto ai corsi che inizieranno a marzo 2012) e le sedi dove si effettueranno i corsi. Possibile che la Società, debba per forza decurtare questi “due spicci” (che invece, per chi non vede rinnovato il suo CCNL da tre anni, sono tanti), e non possa reperire questa differenza economica andando a eliminare qualche spreco?
È verosimile che un autista che abita a Subiaco, per fare il corso, debba arrivare a Via Alimena o un altro, che abita a Fondi, debba arrivare fino a Latina (60 km)?
Noi siamo arrivati ad una conclusione: “Per l’Azienda è solo un atto dovuto e tutti l’autisti se la ponno annà a pijà n’der c…!!!”.
P.S. Non vogliamo sempre apparire critici per forza, ma i Sindacati non dicono niente?
TPL: una “rivoluzione” necessaria e…. possibile!
Il 9 novembre, abbiamo invitato, alla presenza di molti lavoratori di Atac, alcuni esponenti del PD di Roma e altri amici: Athos De Luca, Eugenio Patanè, intervenuto come Presidente PD Roma, Danilo Granaroli, Leonardo Di Matteo e Stefania Di Serio, per una riflessione sul TPL e il suo futuro. Il dibattito, appassionato, non ha risparmiato critiche all’Amministrazione, al PD in generale e ai sindacati cosiddetti storici. Partendo proprio dalle critiche all’Amministrazione, è emersa una verità inconfutabile, che la mancanza di politiche concrete per lo sviluppo del trasporto e quindi, il non far niente, produce comunque degli effetti. Precisiamo; sul tema della mobilità, per l’importanza che ricopre sull’aspetto sociale, và fatta una scelta inequivocabile: favorire i mezzi pubblici per semplificare la vita alle persone. Quindi aumentare i Km delle corsie preferenziali, da tre anni ferme al palo, creare aree pedonali, rivoluzionare la sosta etc…, insomma, far di tutto per aumentare la velocità commerciale dei mezzi di trasporto pubblico. Il Sindaco, invece, ha scelto di agevolare i mezzi privati e le prove le abbiamo sotto il naso, quando sarebbe bastato, senza peraltro inventare niente, un po’ di buon senso e seguire, per esempio, le linee guida della Comunità Europea, che con il libro bianco dei trasporti, punta molto sull’innovazione tecnologica. Altro aspetto da non sottovalutare, è il finanziamento pubblico al TPL, che diminuirà sempre di più. Occorre, allora, studiare metodi di autofinanziamento, sfruttando per esempio ancora una volta la tecnologia, e far pagare i cittadini, in base a quanti km percorrono in un anno con l’auto privata (escludendo alcune categorie). Critiche, dicevamo, anche al partito che, secondo noi, non ha ancora idee completamente chiare e condivise su tutto il complesso quadro della mobilità. È quanto mai opportuno che istituisca immediatamente un tavolo per definire un programma credibile, con una visione nuova dell’intero comparto della mobilità. Ma la discussione si è animata in modo particolare, quando si sono aperte le danze nei confronti dei sindacati storici. Premesso che consideriamo Cgil, Cisl e Uil, l’unico possibile baluardo a tutela dei lavoratori, almeno quattro motivi sono emersi a loro sfavore: a) non hanno vigilato abbastanza, per usare un eufemismo, sulla vicenda che ha prodotto “parentopoli” e le sue drammatiche conseguenze. Una zavorra che ci trascineremo per anni; b) non hanno marcato stretto l’Azienda sugli affidamenti degli appalti, che negli ultimi tre anni hanno pesato considerevolmente nei bilanci; c) non hanno idee chiare sul da farsi, spesso li abbiamo visti rincorrere un sindacato autonomo, altre volte, un comitato spontaneo, come avessero paura di metterci la faccia; d) In ultimo, non hanno ancora presentato nessuna proposta, almeno noi non l’abbiamo vista, alternativa al Piano Industriale dell’Azienda. Tutti siamo convinti che, in trattativa, ci si debba presentare solo se si ha la consapevolezza di avere in mano degli strumenti intelligenti, che con dati certi, propongano uno scambio (a questo proposito stiamo preparando alcuni spunti). Solo a queste condizioni si potranno far digerire ai lavoratori i presupposti sacrifici, solo con un dare e avere. Sulla questione che in questi giorni si è scatenata sulla stampa, tra promotori dell’Azienda Unica, quelli del Gestore Unico etc… abbiamo tratto una semplice conclusione: la fusione delle aziende in questa fase, produrrebbe per adesso, solo un accumulo di debiti, difficilmente gestibili. Lasciamo in piedi, invece, l’ipotesi, più intelligente, di creare un’Agenzia Regionale della Mobilità. Infine ci siamo posti alcune domande: è ancora utile avere un’Azienda SpA, pensata per affrontare le gare, quando l’intendimento generale è affidarla in house? È ancora concepibile che il proprietario (il Comune) sia anche cliente e che in pratica stipuli un contratto di servizio a se stesso? Molti altri argomenti sono emersi nel dibattito, ma crediamo che questa sintesi dia modo e motivo per avviare una discussione seria: una rivoluzione è necessaria e…. possibile!
Non potevamo leggere l’intervista sul Corriere della Sera, al Dott. Marco Coletti dell’11 novembre, senza fare alcun commento. Partendo dal principio che non ci interessa quanto il dott. Coletti guadagna, semmai è da interrogarci su chi eroga questi soldi, ma non solo a lui chiaramente, troviamo singolare alcune sue dichiarazioni. Infatti, sfogliando l’importante curriculum di una persona indubbiamente competente e tralasciando gli incarichi avuti dagli anni ‘80, veniamo attratti diciamo, dal ruolo che ha avuto dal 2001 in poi in queste Aziende: managing director Cotral (2001-09), Amministratore Delegato Cotral (2004-05), Presidente Atral Public Transport Latina (2005-08), Capo del gabinetto dell’Assessore alla Mobilità Regione Lazio (2007-08), managing director Trambus (2009), Vice Presidente del CdA Atac e Direttore OGR (2011). Non può certo farci credere di aver avuto un ruolo marginale, da usciere e di poter analizzare gli eventi, quasi quasi, guardando dall’alto ciò che è accaduto. Per carità, nessuno mette in dubbio che abbia sempre lavorato nell’interesse aziendale, con atti correttamente etici, e nessuno intende accusarlo di alcun che e neanche insinuarlo, ma semplicemente, non possiamo credere che, con quei ruoli che ha svolto, per forza di cose, qualche responsabilità, anche piccola piccola, sulla produttività, sull’efficienza e sulla gestione delle Aziende ce l’abbia. Che si difenda è giusto, ma, ricordando le diverse amministrazioni, dalle quali è “sopravvissuto”, (Giunta Storace, Marazzo e ora Polverini-Alemanno), gira e rigira, non farà la fine della mosca d’oro, che volò volò e sopra una m….. si posò?!
P.S. Proverbio adatto a persone che tendono a tirarsela, altezzose, che alla fin fine, nonostante le arie, cagano come tutti i comuni mortali e fanno anche puzza.
Un vuoto alla Cisl! Ciao Alberto!
Dopo una lunga malattia, Alberto Chiricozzi, ci ha lasciato. Il ricordo che abbiamo, tutti noi, impresso nella memoria del Segretario della Cisl regionale degli autoferrotranvieri, è quello di un signore d’altri tempi, sempre pronto ad accoglierti con quel sorriso tranquillizzante e le sue battute sferzanti, ma lo ricordiamo anche per la sua preparazione e conoscenza del settore, delle aziende e soprattutto per la sua dedizione fino all’ultimo giorno per l’Organizzazione che rappresentava e per i lavoratori. La sua sensibilità e la sua disponibilità lo possono testimoniare centinaia d’iscritti che si rivolgevano direttamente a lui e che trovavano sempre una parola d’incitamento e di fiducia. Ha saputo affrontare con determinazione le battaglie che l’hanno visto protagonista negli ultimi anni e non possiamo dimenticare l’ostinazione e la caparbietà nel portare avanti contro tutto e tutti, la rivendicazione dell’Ers per i lavoratori sprovvisti. I problemi per gli autoferrotranvieri non mancheranno mai, ma Alberto riusciva a convincerti che la soluzione per affrontarli e risolverli era dietro l’angolo. Ora per l’Organizzazione si è aperta una voragine e anche se non c’è nessuna fretta e anche se certamente non è questo il momento per parlarne, c’è l’esigenza di stabilire il successore. Sarà, com’è giusto che sia in questi casi, il Segretario della Fit-Cisl Regionale Maurizio Marrozzi a prendere in mano le redini e a decidere il da farsi quando e come lo riterrà più opportuno. La sua esperienza e capacità l’hanno portato ai vertici dell’Organizzazione e questo è sufficiente per non avere dubbi sul fatto che sarà bravo a gestire tutte le delicate fasi che a breve si produrranno. È naturale, che ci aspettiamo che il sostituto di Alberto sia scelto dall’interno della categoria degli autoferrotranvieri, perché pensiamo sia giusto così!
Riunioni “carbonare” e varie agitazioni…a quale scopo?!
C’è un certo tumulto in giro per Roma, e si sentono girare strane voci su manovre articolate messe in piedi da vecchie conoscenze politiche e sindacali: vediamo di ipotizzare a quali scopi. Fin quando si tratta d’iniziative “legittime”, svolte all’interno dell’Azienda, dove si promettono ricette per salvare l’Atac, promosse, paradossalmente dalla stessa parte politica che ha contribuito all’affossamento dell’Azienda, si capisce che sono dettate, plausibilmente, dalle drammatiche vicissitudini politiche e dalle verosimili imminenti elezioni nazionali e forse non solo…. Ma ci vengono brutti sospetti quando, vecchie conoscenze sia politiche sia sindacali, si dimenano sotto il palazzo della Fit-Cisl, per mettere pressione sui vertici per i futuri assetti, o addirittura, per architettare il grande ritorno degli ex, o almeno la sponsorizzazione di un loro ex adepto. Se la questione è davvero messa in questi termini, consigliamo agli attuali vertici di tenere ben vigili occhi e orecchie: non vorremmo trovarci di nuovo come spettatori di una penosa commedia già vista, con protagonisti già dimenticati che hanno preferito la fuga piuttosto che il duro lavoro e ritrovarci a commentare i loro maldestri tentativi per ritornare in auge, con annesso inquinamento dell’organizzazione sindacale.
Traffico e trasporti, unica malattia. Regione e Comune senza idee
L’INTERVENTO. Danilo Granaroli, ex segretario Fit-Cisl e consigliere d’amministrazione Cotral, sceglie Affaritaliani.it per denunciare lo stato in cui versa il trasporto romano e regionale, “tra i tagli della Finanziaria… e una volontà di privatizzazione”. E i sindacati…
Mercoledì, 12 ottobre 2011 – 13:51:14
di Danilo Granaroli
Ex segretario Fit-Cisl e già consigliere d’amministrazione Cotral Spa
“Quello che abbiamo purtroppo capito, dopo le 13 manovre economiche che in tre anni abbiamo subito da questo Governo, è che anche quest’ultima, come le altre, ci farà perdere ulteriore potere d’acquisto: un provvedimento senza capo e senza coda, iniquo, che colpisce ancora una volta solo chi in questi anni ha sempre pagato: lavoratori, dipendenti e pensionati. Ma più in particolare, guardando l’incidenza che avrà sul mondo del trasporto pubblico locale, il taglio dei trasferimenti agli enti locali di circa 600 milioni di euro, costringerà inesorabilmente le Regioni, i Comuni e le Aziende a rivedere al ribasso contratti di servizio e la consistenza in km del servizio stesso, provocando un doppio disastro: cittadini con meno trasporto pubblico (che in tempi di crisi è un controsenso) e lavoratori succubi degli eventi e dell’inevitabile ascesa del privato/padrone, senza più un futuro degno di questo nome. Non è per essere disfattisti, ma la realtà ci presenta un piatto vuoto con un contratto nazionale bloccato da tre anni e il rifiorire della volontà politica di privatizzazione dell’intero comparto del trasporto.
Non è più rasserenante l’indagine “City ranking project”, promossa da European Environmental Bureau sulla mobilità sostenibile e precisamente sugli sforzi compiuti dalle principali città europee per ridurre l’inquinamento atmosferico causato dal traffico, che questa volta, non lascia spazio ad interpretazioni. Tra le 17 città europee prese in esame dalla ricerca, considerando parametri come traffico, trasporto pubblico, uso di incentivi economici, gestione della mobilità etc., Roma risulta ultima, mentre ai primi posti compaiono Berlino e Copenaghen, confermando come l’azione da parte della giunta comunale sia sterile e inefficiente. Del resto, questa bocciatura, è lo specchio della gestione dell’Azienda Atac. Non si può pensare di continuare a “strascicare” il servizio con un numero di vetture insufficiente, obsolete e logorate, con il settore manutenzioni senza personale adeguato e con l’approvvigionamento dei ricambi approssimativo.
Non si può pensare al Trasporto Pubblico come sussidio al privato. E non si può pensare ad una città come Roma con solo il 28% dei romani che utilizzano i mezzi pubblici, con poche e mal gestite corsie preferenziali e le scarse e irraggiungibili piste ciclabili senza manutenzione. Diciamolo chiaramente: la Capitale non ha il servizio di Trasporto Pubblico che merita. E non si vedono all’orizzonte misure concrete che fanno sperare in un rapido miglioramento della situazione. Per fortuna che la stessa indagine non è andata oltre, valutando per esempio il Trasporto Pubblico regionale, altrimenti sì che ci sarebbe stato da ridere… Per la disperazione.
A tale proposito, alcune settimane fa abbiamo dato notizia di grandi difficoltà della società regionale Cotral, denunciando lo sfacelo gestionale derivato dalle direttive che il nuovo Cda dall’alto della sua “saggezza e grande professionalità” impartisce sulle scelte aziendali. Un esempio per tutti è il grande lavoro del dottor Surace, nominato recentemente Presidente e poi Amministratore Unico di Cotral patrimonio, potente e minaccioso di “sinistra” provenienza, che, fulminato sulla strada di Damasco sulle liberalizzazione privatizzazioni, è impegnato da mattina a sera a sconvolgere macro strutture, minacciare ricorsi alla Corte dei Conti, fare denunce alla Procura della Repubblica e creare un clima poliziesco da Kgb. intimidendo dirigenti, quadri e maestranze.
In pochi mesi, la nuova Dirigenza, con il sostegno dell’Amministrazione regionale, è riuscita a portare il Cotral alla catastrofe e a trascinare la società in una situazione irreale:
1) senza un CdA definito;
2) senza un piano Regionale dei trasporti discusso e accettato dalle 5 Province laziali, che debbono condividere in particolare la ristrutturazione della rete, tema delicato nei confronti dei lavoratori aziendali e del pendolarismo regionale;
3) Senza un piano Industriale, condiviso dalle Istituzioni e dalle parti sociali, garantendo i livelli occupazionali, i contratti e le norme esistenti;
4) senza un Piano manutentivo basato sulla conoscenza tecnica e industriale del tema, invece di affidarsi a qualche apprendista stregone. Vetture ferme nei depositi per il blocco degli acquisti dei pezzi di ricambio. Gestione delle gare con metodi dilettanteschi e superficiali.
Il Presidente invece si preoccupa di rimettere a cavallo vecchi e decotti dirigenti, togliere deleghe, osannare gli “yesman” che lo circondano. Sarà tutto un caso? Sarà solo incapacità manageriale? Sarà che la nuova Amministrazione Regionale, dopo aver tanto desiderato “cacciare” il CdA con il nuovo, stia muovendo i primi passi copiando i disastri commessi in Atac dal Sindaco di Roma? Sarà che qualcuno ha visto i privati pronti, con le vetture già accese, per aiutare l’Azienda..? “A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca!”
Le opposizioni, timidamente e raramente, emettono blandi comunciati di protesta più formali che sostanziali; lo ha fatto la Provincia di Roma minacciando l’uscita della stessa dalla compagine aziendale. Le conseguenze politiche sarebbero gravissime per la mobilità regionale e provinciale, anche perché non si hanno più notizie della tanto decantata Agenzia della Mobilità annunciata in tandem tra Provincia di Roma e Regione Lazio. Il fidanzamento sembra essere entrato in crisi? Aspettiamo sviluppi futuri.
L’opposizione Regionale con acume tattico attua la strategia del “silenzio assenso”. Tutto tace, non abbiamo notizie di iniziative in Consiglio Regionale o in commissione della Mobilità, è desolante vedere l’indifferenza verso un settore con oltre 12.000 lavoratori, (senza calcolare l’indotto) che non faccia parte della cultura sociale al quale dovrebbe ispirarsi.
Le Organizzazioni Sindacali si sono divise in due blocchi, uno dà supporto alle iniziative aziendali, l’altro in coma profondo, tutti ad elemosinare piccoli favoritismi per conquistare una tessera in più. Crediamo che il comparto dei trasporti, insieme a tutti i lavoratori addetti, meritino più rispetto e l’avvento di una grande iniziativa per riportare il tutto nell’ambito della logica collocazione.
* Ex segretario Fit-Cisl e già consigliere d’amministrazione Cotral Spa”.
È appena iniziata la lunga maratona tra OO.SS. e Atac per il confronto sul Piano Industriale 2011-2015, che già circolano in Azienda proposte indecenti che stanno creando il panico sia tra gli amministrativi, che tra gli autisti, probabili mittenti di una sonora bastonata sul groppone. Un passo in avanti nel passato remoto? Si tratta probabilmente di una vecchia proposta che da vent’anni è rispolverata e presentata con qualche piccolo aggiornamento. C’è da preoccuparsi? Diciamo che questa volta, il lavoratore non accetterà, come non ha mai accettato, il baratto dell’aumento dell’orario di lavoro con l’azzeramento delle fasce dei quadri, la diminuzione dei dirigenti, l’annullamento di molti orari fiduciari e l’abbattimento dei superminimi (lo sapete che alcuni dipendenti hanno superminimi anche di 1500/1800 €?). Queste cose una dirigenza seria, chiamata a ristrutturare un’Azienda portata sul baratro da una gestione completamente innaturale, le fa anche senza trattativa. Le fa e basta! Questo semmai potrebbe essere una buona presentazione per poi affrontare tutti gli altri temi. Secondo punto, su cui l’Azienda dovrebbe essere già pronta, con una proposta affidabile, è sulla rivisitazione delle linee, sugli otto milioni di km fuori servizio, su come predisporre al meglio i 480 turni a straordinario che sempre meno autisti sono disposti ad effettuare etc… “Se si vuol chiedere, prima bisogna dare!” Della serie: “Prima il dovere…da parte della Dirigenza… poi il piacere!!!”
