Finalmente abbiamo scoperto che la favola sulla ripresa economica e la solidità del Paese erano solo parole al vento e che la crisi non era affatto “alle” nostre spalle, anzi possiamo con certezza dire che sarà “sulle” nostre spalle. E’ arrivata l’ora dei sacrifici e la colpa è naturalmente nostra, di noi lavoratori e pensionati che abbiamo, secondo il Premier: “vissuto al di sopra delle nostre possibilità”, quindi è anche logico che la manovra “lacrime e sangue” colpisca i soliti noti, le categorie più deboli, i lavoratori e i pensionati, coloro che pagano le imposte alla fonte, senza possibilità di scampo. Una manovra di oltre 24 miliardi, necessaria per non finire come la Grecia, che bloccherà gli stipendi pubblici fino al 2013, che farà slittare dal 2011 le pensioni di vecchiaia di sei mesi, che taglierà risorse agli enti locali, i quali, e qui c’è il trucco, saranno costretti ad aumentare le tasse. Roma, per esempio non riceverà più i 500 milioni promessi, ma solo 300 e per capire meglio che incidenza avrà questa manovra sulle tasche dei romani, prendiamo uno studio elaborato dalla Cisl Roma che ha calcolato quanto peseranno gli incrementi tariffari. Un esborso che potrebbe toccare la cifra di 700 euro procapite, se partiamo dall’aumento dell’irpef comunale dello 0,4% (dallo 0,5 allo 0,9 che significa per un reddito di 25.000 euro un aumento da 150 a 270 euro), l’aumento della Tari, la tassa sui rifiuti, del 10% (tra i 30 e i 40 euro), il biglietto del bus che salirebbe a 1,20 euro (circa 80 euro), un nuovo pedaggio sulla Roma – Fiumicino, i caselli autostradali in entrata a Roma, poi i rincari possibili delle rette di asili nido e mense scolastiche, il sempre più probabile aumento dell’irpef regionale (dall’1,4 all’1,7 per un reddito di 25.000 euro un aumento da 350 a 425 euro), la cancellazione di alcuni servizi essenziali etc.. Insomma, se ci aggiungiamo anche, che la stangata in arrivo sulle Regioni, affosserà il TPL ed il nostro futuro, abbiamo un quadro completo sulle misure superficiali da due anni a questa parte, adottate dal Governo per affrontare la crisi. Forse hanno ragione i nostri amici europei a considerarci come il Paese che ha la classe politica delle più inefficienti, sperperatrici e corrotte del mondo, di essere il Paese degli evasori fiscali, dei truffatori, di essere il Paese delle mafie… e forse per questo, ci meritiamo questo pesante balzello che invece di colpire i grandi redditi, la ricchezza e l’evasione, colpisce il lavoro e quindi, come sempre, i ceti più deboli.
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Autisti privati della libertà? Detta così, può sembrare un paradosso, o un madornale errore ortografico. Invece si tratta di una semplice deduzione in virtù di un dato allarmante: gli autisti di Atac, hanno circa 96.000 giornate di ferie pregresse, per un valore, facendo i conti della serva, di 6 milioni e 720 mila euro, ed il dato continuerà a crescere in modo esponenziale. È ovvio che, per eliminare questa piaga, non sono stati sufficienti nè il penalizzante accordo sulla malattia (meno malati = più congedi), né il continuo accanimento sui dipendenti che usufruiscono della Legge 104, che allattano etc.. Le ferie pregresse rimangono il tallone d’Achille dell’Azienda. Secondo alcuni tecnici questo dato starebbe ad indicare una mancanza di personale di guida di almeno 400 unità ed ecco che emerge, con prepotenza, la “privazione della libertà”, quindi l’impossibilità per l’autista di essere libero di decidere quando prendere un giorno di ferie per una visita medica, per festeggiare il compleanno del coniuge, dei figli, per portare la macchina dal meccanico, per stare a casa seduto sul divano a guardare la tv, per leggere un libro, per stare vicino ad un familiare ammalato, per andare a trovare i genitori lontani, per partecipare ad un matrimonio, ad una comunione, ad una festa di amici, per andare al mare, in montagna, per andare a trovare un cugino, i zii, i nonni, per cogliere le olive, l’uva, le castagne, per andare a caccia, a pesca….l’impossibilità di dire domani sono libero di…..(cosa molto facile, invece, per il personale amministrativo)!!!!
P.S.
A fronte di tutto ciò, circolano voci su come aumentare il carico di lavoro per gli autisti!
Il Contratto Nazionale delle illusioni!
Tempo fa lo chiamammo: “Il Contratto dell’Immobilità”, oggi non possiamo che chiamarlo: “Il Contratto delle illusioni”. Solo questo nome può avere un contratto che doveva essere innovativo, che doveva ampliare la categoria dandogli quindi più forza contrattuale, che avrebbe finalmente limitato il consueto intervento dei Ministeri dei trasporti e del lavoro. Al contrario, da più di un anno (dalla firma del protocollo che ha definito solo la parte economica relativa al 2008), stiamo assistendo ad una vergognosa pantomima, utile solo alle aziende per ritardare l’accordo e impoverire la categoria degli autoferrotranvieri. Un gioco al rimbalzo al quale da anni assistiamo impotenti, condizionati dalla mancanza di risorse, dalla mancanza di un vero interesse da parte delle Istituzioni nei confronti del trasporto pubblico locale. Non soddisfatta di questa commedia e del rinvio dello sciopero di aprile causa vulcano islandese, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il 25 maggio, ordina il differimento anche dello sciopero del 27 maggio, costringendo di fatto, le OO.SS. a proclamarne uno nuovo per il giorno 24 giugno, annullando così, sia l’efficacia che l’interesse pubblico della vertenza in atto. Continuando di questo passo, quante sono le probabilità di sbloccare il negoziato e quali i tempi? Vorremo ricordare alle OO.SS., anche se siamo sicuri che non ce ne sia bisogno, che gli stipendi italiani (rapporto Eurispes) sono tra i più bassi dei paesi industrializzati (23esimi su 30) e che di conseguenza occorrerebbe un cambio di strategia. A fronte di una esplicita volontà da parte delle Associazioni datoriali di affossare il Contratto Nazionale e di un certo disinteresse da parte dei Ministeri del Trasporto e del Lavoro, diciamo che sarebbe opportuno per un periodo, accantonare il sistema concertativo per ritornare al più efficace rivendicativo. Ritorniamo al sindacato originale, con le assemblee nei posti di lavoro, spiegando dettagliatamente lo stato della vertenza, coinvolgendo i lavoratori nelle azioni da intraprendere e, visto che lo sciopero lo hanno reso quasi inefficace, ritorniamo allo stato di agitazione (quello vero, pianificato) azienda per azienda in tutta Italia; tanto per ricordare a qualcuno, Contratto della Mobilità a parte, che cosa è stata, che cosa è e che cosa sarà la categoria degli Autoferrotranvieri!
Tra una sconfitta in un lodo arbitrale, le “spese allegre” sulla gestione, parentopoli, l’inquinamento nelle gallerie del metrò e un Presidente fantasma, l’Atac sembra finita sotto un fuoco incrociato allo scoperto. Cominciamo dal lodo arbitrale che ha condannato l’Azienda a pagare 115 milioni di euro alla Società Tevere Tpl. Questa richiesta da parte dei privati, nasce dall’esigenza di adeguare i nuovi canoni di mercato al prezzo di aggiudicazione della gara 2005-2008 (31,7 ml) e della corresponsione di 3,30 euro per vettura/chilometro per tutto il periodo di proroga del bando, e cioè dal 1 gennaio al 31 dicembre 2009 (85 ml). L’Atac per adesso non pagherà, ha presentato ricorso. Altra vicenda, invece, la denuncia della Felsa (Federazione dei giornalai e tabaccai della Cisl) e della Uil tabaccai, che spulciando i conti della gestione Atac, hanno scoperto alcune “spese allegre”. Tra queste, 900.000 euro per una biglietteria alla Stazione Termini all’interno di un manufatto completamente abusivo denominato “Vetrina Italia”, e 3.316.000 euro (già spesi, su un totale di 10.898.000), per l’inserimento dei “tornelli “ negli autobus, salvo verificare la totale assenza di questi nuovi meccanismi all’interno dei mezzi. Uno sperpero di denaro pubblico? La piaga di “parentopoli”, invece, grazie ad indiscrezioni giornaliere, mette in evidenza ciò che è sotto gli occhi di tutti e conferma come le aziende comunali vengano utilizzate per “parcheggiare” parenti, amici e militanti di partito (con l’assenso dei Sindacati?). Lo studio condotto dalla Società Italiana di Medicina Generale sulle gallerie della metro di Roma, è allarmante. L’aria che respiriamo nelle gallerie arriva ad essere anche 10 volte più carica di polveri sottili dell’aria esterna. Lo studio, mette in guardia i soggetti con problemi respiratori, confermando che anche per gli altri ci sono gravi effetti collaterali. In ultimo, ma questa volta si tratta di una farsa, la cosiddetta questione del Presidente fantasma. Infatti nessuno ha mai saputo che l’Atac, il 5 agosto del 2008 ha avuto un Presidente, il Sig. Giovanni Sebastiani, nominato con un’ordinanza del Sindaco. Non lo viene a sapere il destinatario del provvedimento, non lo vengono a sapere i lavoratori e non lo viene a sapere il Consiglio Comunale…..fino a quando, dopo tre mesi, un’altra ordinanza nomina Presidente Atac Massimo Tabacchiera, dicendo addio al “Presidente fantasma”.
C’è qualcuno che sta presentando il conto alla Dirigenza? Chi pagherà questo conto? I cittadini? I lavoratori alla scadenza dell’ “In house”?
Malattia: accordo da modificare!!!
Come era prevedibile, l’accordo nazionale sulla malattia, firmato nel settembre del 2005, sta presentando il suo drammatico conto ai lavoratori. Infatti è in continua crescita il numero dei colleghi autisti che si trovano, loro malgrado, ad affrontare l’imbarazzo della mezza paga. Non è più tollerabile ignorare questo grave problema che costringe sempre più lavoratori ad “elemosinare” la solidarietà dei colleghi (per fortuna sempre disponibili); famiglie umiliate e ridotte allo stremo da una norma che colpisce fatalità, i più deboli, coloro che, sfortunatamente, “cadono in disgrazia”. La nostra, è una categoria già abbastanza penalizzata, che genera e che continuerà a generare regolarmente inidonei temporanei per molteplici cause: vetture con scarsa manutenzione (sospensioni, vibrazioni, rumori); stress da traffico; mancanza di un numero adeguato di personale che permetta una corretta fruizione di ferie e quindi di riposo; incidenti sul lavoro “in itinere”; aggressioni durante il servizio etc… Oggi, le OO.SS. firmatarie di questo accordo, possono sfruttare l’occasione che offre la trattativa in corso sul rinnovo del Contratto Nazionale della Mobilità, visto la lentezza con cui procede, per modificarlo. Quello che chiediamo è di:
1) modificare l’art. 1, punto 3 dell’accordo 9/9/2005, sostituendo le parole: “nei 42 mesi consecutivi”, con: “nei 30 mesi consecutivi”;
2) modificare il punto 4 dell’art. 1, sostituendo: “periodi di degenza ospedaliera determinati da trapianti chirurgici, debitamente certificati ovvero, altri interventi operatori e malattie debitamente certificati e riconosciuti egualmente gravi dall’azienda”, con: “ricoveri ospedalieri in genere, operazioni chirurgiche ed ortopediche di ogni tipo e tutte le patologie gravi, debitamente certificate dalle Asl”.
Ci sarebbero altre modifiche sostanziali da effettuare, ma ci limitiamo, per senso di responsabilità, a questi due appunti. Facciamo un appello a tutti coloro che svolgono attività sindacale (attivisti, Rsu, iscritti), affinché, nelle sedi opportune facciano sentire la loro voce per modificare l’accordo sulla malattia. Sarà difficile far ingoiare e digerire ai dirigenti di Anav ed Asstra, non proprio sensibili ai bisogni dei lavoratori, queste modifiche, ma potrebbe essere questa, per le OO.SS., la battaglia del riscatto, dell’inversione di rotta, una battaglia dove si rimette al centro “il lavoratore” e non più solo il bilancio economico!
Forse stiamo sognando….!!!
Gli autoferrotranvieri dimenticati!
C’è una parte consistente di autoferrotranvieri a Roma, che lavora in condizioni precarie ed inaccettabili, con mezzi con scarsa manutenzione, su linee a rischio sicurezza e con l’incertezza di prendere lo stipendio a fine mese. Non è una rappresentazione fantastica; stiamo parlando di colleghi che lavorano in alcune Società private che hanno in gestione una o più linee in subappalto. Dimenticati da tutti, questi lavoratori, pagano le conseguenze di un servizio erogato, probabilmente, senza un corrispettivo economico adeguato. È naturale che a fronte di una riduzione delle entrate corrisponda un riduzione delle spese, le quali comportano inevitabilmente, la riduzione del personale, della manutenzione e della pulizia dei mezzi. Con il risultato che il lavoratore è costretto a fare i doppi turni, a non avere i buoni pasto per almeno sei mesi, o a prendere in alcuni casi, lo stipendio dopo tre mesi. Senza parlare poi dei giorni di ferie residui, che naturalmente non vengono concessi per mancanza di personale e che spariscono a cavallo del nuovo anno. È di questi giorni la notizia di una forte protesta da parte dei lavoratori esasperati di una di queste Società, i quali hanno interrotto il servizio di una linea parcheggiando le vetture al capolinea. Il risultato raggiunto è la firma di un accordo tra Roma TPL e la Società sotto accusa, che obbliga la stessa al pagamento degli stipendi entro il 10 del mese, pena la perdita dell’appalto. Il loro grido di protesta però, resta troppo spesso strozzato in gola, per paura di perdere anche quel poco che hanno e le Organizzazioni Sindacali, che dovrebbero farsi carico di questa grave ingiustizia, pretendendo seri ed immediati rimedi, non sono ancora riuscite a dare un senso al loro operato all’interno di queste Società. Dedicare tempo e risorse esclusivamente per i colleghi di Atac, dove da troppo tempo c’è euforia e fermento per continue assunzioni (peraltro dove non servono) e tanti salti di parametro (riservato al settore amministrativo), significa esplicitamente considerare gli autoferrotranvieri in due categorie distinte. Il tempo è scaduto, siamo arrivati al limite della decenza e della sopportabilità e non ci sono più giustificazioni, ma solo due scelte: continuare a far finta di non vedere e sentire, o farsi carico del disagio che questi colleghi subiscono!
Guidare il “Bus” di notte a Roma!
Ci sono linee di trasporto pubblico a Roma cosiddette calde, sia per le zone in cui operano che per il tipo di passeggeri che trasportano e queste testimonianze mettono in rilievo (se ce ne fosse ancora bisogno), di quanto sia difficile ed insicuro lavorare di notte a Roma. Il primo episodio di Carlo, nome di fantasia, si sviluppa sulla linea N2, la notturna che sostituisce la metropolitana B, e va dalla metro Laurentina a Via Recanati (zona S. Basilio).
“Sono in servizio da circa 2 ore, quando nei pressi della stazione di Rebibbia, alla fermata, ci sono due ragazzi. Mentre mi avvicino, mi accorgo che uno dei due ha un borsone ed indossa dei guanti in lattice sporchi. Nei pressi della fermata c’è un autosalone e subito nella mia testa passa il pensiero che i due hanno scassinato qualche auto; salgono e si siedono in fondo all’autobus, tranquilli conversando tra loro. Io proseguo, tenendoli con la coda dell’occhio sempre sotto controllo. All’altezza di Portonaccio ecco che qualcosa mi scuote, una guardia giurata dell’Italpol in mezzo alla strada fa cenno di fermarmi. Mi accosto e la faccio salire: mi dice di proseguire fino allo slargo, poco più avanti e di tenere le porte chiuse. I miei sospetti erano quindi fondati. A quel punto, la guardia si dirige verso il fondo dell’autobus, mostra il tesserino ai due ed ordina di aprire il borsone. I due ragazzi in un attimo, si alzano ed aggrediscono la guardia. Scoppia il finimondo, non so cosa fare, mi tremano le gambe, gli altri passeggeri restano pietrificati. Mentre la guardia tenta di chiamare rinforzi, io riesco a chiamare i carabinieri. Uno dei ragazzi si libera e si dirige verso la porta centrale (parliamo di un autobus MAN A21 con due porte e senza la cabina autista chiusa) gira il manettino e fugge; il secondo divincolandosi estrae un oggetto color argento e lo punta contro il viso della povera guardia. Sono paralizzato, anche il secondo ragazzo fugge. Improvvisamente, io e gli altri tre passeggeri iniziamo a tossire e a strofinarci gli occhi, mentre la guardia disperata si rotola per terra gridando a più non posso: usciamo dalla vettura e intuisco che l’oggetto color argento era una bomboletta al peperoncino. Mentre aspettiamo i soccorsi apriamo con circospezione il borsone: era pieno di bombolette di vernice e guanti. Questa volta non si trattava di infidi criminali, ma di comuni writers!”
Il secondo episodio di Gianluca invece, si svolge sulla Linea N18 da Piazza Venezia A Via Quaglia (Quartiere Tor Bella Monaca).
“Mentre sto percorrendo lo stradone di Tor Bella Monaca, due individui che non mi ero neanche accorto di aver fatto salire, si avvicinano al posto guida e minacciandomi con un coltello, mi obbligano ad accostare sul ciglio della strada, in una zona deserta. Mi chiedono portafoglio, cellulare ed orologio (l’autobus è un Bus otto con cabina chiusa, ma la può aprire chiunque), sono bloccato, tremo come una foglia, bisbiglio qualche parola che neanche ricordo. All’improvviso, questo pazzo con il coltello si volta e si avvicina ad una signora che aveva, poverina, un tutore al braccio. Non so se rallegrarmi perché ha distolto per un momento l’interesse nei confronti del mio portafoglio, o se preoccuparmi per l’incolumità della signora. Stessa richiesta: portafoglio, cellulare e orologio; la signora non si scompone, resta fredda, lo fissa negli occhi e a sorpresa estrae un coltello a serramanico molto più grande di quello utilizzato dal ragazzo (tipo Mr. Crocodile Dandy), esclamando: “Questo è un coltello!” Impreparato il delinquente indietreggia e viene colpito da un passeggero straniero, a quel punto tutti ci scagliamo sui due e li sbattiamo fuori dall’autobus. Nessun ferito e tanta paura, chiudo le porte e proseguo il servizio”.
Storie di ordinaria follia o di quotidiana realtà? Il 22 marzo è stato firmato un accordo sulla sicurezza che prevede vigilantes privati a bordo su alcune linee e cabina chiusa per le vetture nuove. Così, il 29 marzo le Società private, hanno mandato un sms invitando gli operatori di esercizio ha fornire le proprie generalità ai vigilantes e firmare l’avvenuto controllo (il controllo è per i passeggeri o per gli autisti?). Siamo a questo punto tutti più tranquilli? È chiaro che queste misure non sono sufficienti e che il prezzo economico per garantire il massimo della sicurezza agli autisti è esorbitante, ma una “sicurezza” c’è: la paura e lo stress non hanno prezzo!
Estintore, zeppa e triangolo!!!
Ogni autista sa che la prima cosa da fare prima di uscire con la vettura dalla rimessa, è controllare se ci sono il triangolo, la cosiddetta zeppa (cuneo) e gli estintori. Pochi però, credo, sono consapevoli di quanto sia pericoloso avere l’estintore legato o bloccato con le comuni fascette in plastica o con il filo di ferro. Infatti a nessuno viene in mente che la propria vettura potrebbe andare quel giorno a fuoco, e a nessuno viene in mente che in quel caso non si ha molto tempo per pensare ed intervenire, anzi, al contrario, in pochi attimi si devono prendere decisioni che possono anche essere decisive per salvare la vita ai passeggeri o comunque salvare mezzi o manufatti. Immaginate ora che, mentre la vettura si riempie di fumo e le fiamme si alzano alte nel cielo con i passeggeri urlanti che per uscire fuori si calpestano, voi siete lì, accovacciati dietro il sedile guida a combattere contro una maledetta fascetta di plastica che non riuscite a strappare o un filo di ferro talmente grosso che a mani nude non siete in grado di slegare……! Ecco quindi, l’avvertimento chiaro che vogliamo mandare, grazie al suggerimento di un collega raccolto su Facebook: questo modo di fissare gli estintori è fuorilegge! Non uscite mai dalla rimessa con estintori bloccati con sistemi che non permettono il suo rapido utilizzo, perchè, in caso di guai seri diventate responsabili!!!
Regionali Lazio: Bonino o Polverini?
Al di là della questione delle liste escluse e poi riammesse dal Decreto “interpretativo”, sulla quale ogni cittadino farà le sue valutazioni, come Associazione interessata alle problematiche degli autoferrotranvieri, pensavamo di poter tranquillamente esimerci dal prendere una posizione pro o contro una candidata Presidente. Avendo all’interno, soci provenienti da diverse esperienze politiche, sindacali ed associative, abbiamo comunque avuto il desiderio e la necessità di dar vita ad un dibattito, il quale sorprendentemente, ha sbaragliato il campo dai dubbi mettendo fine alla questione con un risultato unanime. Sappiamo che questo modo di fare ci renderà antipatici ad alcuni e più simpatici ad altri, ma è necessario per noi poter esprimere il pensiero in libertà e renderlo pubblico senza remore, ancor di più, quando è frutto di un confronto democratico. Del resto gli interrogativi che poniamo alle Aziende ed alle OO.SS., non sempre sono condivisibili, ma vi assicuriamo che nascono sempre da una discussione interna appassionata e vera. Abbiamo deciso di appoggiare la candidatura della Bonino. Perché Emma? Sostanzialmente per tre semplici motivi:
1) Siamo fermamente contrari al nucleare in Italia; la prima centrale nucleare sarà attiva forse nel 2020, per costruirla occorreranno milioni di euro, quando entrerà in funzione sarà obsoleta e superata da nuove tecnologie e l’elettricità prodotta sarà a caro prezzo. Non ci piacciono le prese di posizione che variano e si adattano agli umori degli elettori: non ha senso, da parte della Polverini dire: “nel Lazio il nucleare non serve”(?). Concordiamo invece con la Bonino quando sostiene che per un futuro migliore è necessario puntare sullo sviluppo sostenibile e quindi sulle energie rinnovabili, le quali creano occupazione e risparmio economico reale.
2) Non sopportiamo le bugie; l’UGL, con La Polverini Segretario nazionale, ha dichiarato nel 2008, oltre 2 milioni di iscritti, quando una ricerca dettagliata da parte di Cisl, Uil e Confsal, assicura che gli iscritti UGL supererebbero di poco i 200 mila. Perché dichiarare il falso? Inoltre, secondo un indagine pubblicata sui giornali fornita di tutti i particolari, la Polverini ha mentito in un atto pubblico evadendo il fisco; altra bugia.
3) La Bonino ispira più fiducia in quanto ha già dimostrato, in tanti anni di attività politica, di rappresentare le istanze dei cittadini. Con le innumerevoli battaglie civili in difesa dei diritti delle persone, rappresenta forse, l’espressione originaria di come la politica deve essere interpretata per il bene comune. Probabilmente non saremo d’accordo con tutto il suo programma, e vigileremo sulle scelte sulla mobilità ed in particolare sul TPL, ma abbiamo ritenuto giusto per questi motivi, schierarci a suo favore!!!
Atac: uniti nelle disuguaglianze!
Sembrerà strano, ma l’unificazione, invece che unire, sta dividendo, mettendo in luce le disuguaglianze parametrali ed economiche fra i lavoratori della nuova Atac SpA. Il caso in questione, questa volta, interessa in modo particolare i verificatori “professionisti” e gli addetti alla mobilità, cioè quei lavoratori assunti 8 anni fà da Atac, al parametro 151 (dei quali una decina passati al par. 170), proprio con lo scopo di contrastare il fenomeno dell’evasione del pagamento del biglietto sui bus, tram e metro di Roma. Invero, come annunciato dall’Amministratore Delegato di Atac, gli ispettori ex Trambus (ADE par. 193), stanno seguendo un corso di “Polizia Amministrativa”, che li abiliterà a svolgere il ruolo di verificatori ed elevare, anche loro, multe. Niente da ridire, anzi, la possibilità di svolgere più di una mansione è una risorsa per l’Azienda ed una crescita professionale per il lavoratore. Il problema è che i “nuovi”, svolgeranno le mansioni di verificatore e addetto alla mobilità, ma diversamente dai loro colleghi, hanno un parametro 193 e non 151 e 170. Inoltre sembra che svolgeranno il loro compito a straordinario, mentre ai loro colleghi, fino ad oggi, non è permesso. E’ scontato che questo stato di cose, causate da una miopia organizzativa da parte dell’Azienda e da parte delle OO.SS., scatenerà forti controversie e rivendicazioni. L’unica via d’uscita che intravediamo, è predisporre immediatamente, dei corsi specifici di formazione che permettano ai “vecchi” verificatori e addetti alla mobilità, di acquisire quelle stesse competenze e quindi le stesse mansioni degli ADE. Ciò che chiediamo offrirebbe all’Azienda, con una piccola aggiunta di spesa, due grandi vantaggi: un maggior numero di personale disponibile per diverse mansioni e quindi più flessibilità, e una parte di personale premiato, motivato e soddisfatto dal riconoscimento parametrale.



