vignetta 1C’è una parte consistente di autoferrotranvieri a Roma, che lavora in condizioni precarie ed inaccettabili, con mezzi con scarsa manutenzione, su linee a rischio sicurezza e con l’incertezza di prendere lo stipendio a fine mese. Non è una rappresentazione fantastica; stiamo parlando di colleghi che lavorano in alcune Società private che hanno in gestione una o più linee in subappalto. Dimenticati da tutti, questi lavoratori, pagano le conseguenze di un servizio erogato, probabilmente, senza un corrispettivo economico adeguato. È naturale che a fronte di una riduzione delle entrate corrisponda un riduzione delle spese, le quali comportano inevitabilmente, la riduzione del personale, della manutenzione e della pulizia dei mezzi. Con il risultato che il lavoratore è costretto a fare i doppi turni, a non avere i buoni pasto per almeno sei mesi, o a prendere in alcuni casi, lo stipendio dopo tre mesi. Senza parlare poi dei giorni di ferie residui, che naturalmente non vengono concessi per mancanza di personale e che spariscono a cavallo del nuovo anno. È di questi giorni la notizia di una forte protesta da parte dei lavoratori esasperati di una di queste Società, i quali hanno interrotto il servizio di una linea parcheggiando le vetture al capolinea. Il risultato raggiunto è la firma di un accordo tra Roma TPL e la Società sotto accusa,  che obbliga la stessa al pagamento degli stipendi entro il 10 del mese, pena la perdita dell’appalto. Il loro grido di protesta però, resta troppo spesso strozzato in gola, per paura di perdere anche quel poco che hanno e le Organizzazioni Sindacali, che dovrebbero farsi carico di questa grave ingiustizia, pretendendo seri ed immediati rimedi, non sono ancora riuscite a dare un senso al loro operato all’interno di queste Società. Dedicare tempo e risorse esclusivamente per i colleghi di Atac, dove da troppo tempo c’è euforia e fermento per continue assunzioni (peraltro dove non servono) e tanti salti di parametro (riservato al settore amministrativo), significa esplicitamente considerare gli autoferrotranvieri in due categorie distinte. Il tempo è scaduto, siamo arrivati al limite della decenza e della sopportabilità e non ci sono più giustificazioni, ma solo due scelte: continuare a far finta di non vedere e sentire, o farsi carico del disagio che questi colleghi subiscono!



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