Cavallo di TroiaI Dirigenti Fiat, con l’appoggio degli industriali, hanno maldestramente donato, ai lavoratori di Pomigliano, “l’Accordo di Troia”, riuscendo a trarre in inganno quasi tutti i Sindacati tranne uno, la Fiom, che probabilmente ha letto l’Iliade. Un attacco senza precedenti per smantellare per sempre le tutele del mondo del lavoro. Dopo mesi di discussioni, i sindacati “gialli”, firmano un accordo capestro che non avrebbe firmato neanche un sindacalista degli anni ‘60, e per giustificare la loro buona azione indicono un referendum. Ai lavoratori quindi il cerino in mano, con un piccolo particolare: hanno la pistola puntata sulla tempia e devono scegliere tra il lavoro con un contratto che nega il diritto alla malattia o interdice il diritto allo sciopero e la disoccupazione. Con coraggio, il 36% di loro votano no all’accordo e riescono ugualmente, nonostante il ricatto, a dare una lezione ai sindacati gialli e a dare uno schiaffo all’arroganza, alle provocazioni ed alle strategie di Marchionne.

Nel frattempo si scatena la polemica politica, la quale mette in mostra ancora una volta il suo lato peggiore. Se da alcuni esponenti di destra è normale attendersi un atteggiamento pro “Industriali” e quindi a sfavore dei lavoratori, non è normale sentirsi ancora una volta traditi da alcuni esponenti di sinistra, che dimostrano di essere in totale confusione, abbozzando almeno sette posizioni differenti. Ma questo atto, pericoloso per tutti i lavoratori, svela l’attacco frontale che Confindustria sta portando avanti, approfittando della crisi, per colpire ad una ad una, in successione, tutte le categorie, compresa la nostra. La dimostrazione sta nella difficoltà a rinnovare il CCNL della Mobilità, nell’atteggiamento sfuggente e strumentale delle Associazioni datoriali Anav e Asstra. La dimostrazione sta nella situazione preoccupante nella quale hanno portato l’Atac, che alla fine del 2011, al termine del contratto di servizio “In-house”, senza una rapida inversione di tendenza, si presenterà piena di debiti, pesante ed ingolfata di risorse umane improduttive, e a pagare il conto, ancora una volta, saranno i lavoratori.



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