C’è una parte consistente di autoferrotranvieri a Roma, che lavora in condizioni precarie ed inaccettabili, con mezzi con scarsa manutenzione, su linee a rischio sicurezza e con l’incertezza di prendere lo stipendio a fine mese. Non è una rappresentazione fantastica; stiamo parlando di colleghi che lavorano in alcune Società private che hanno in gestione una o più linee in subappalto. Dimenticati da tutti, questi lavoratori, pagano le conseguenze di un servizio erogato, probabilmente, senza un corrispettivo economico adeguato. È naturale che a fronte di una riduzione delle entrate corrisponda un riduzione delle spese, le quali comportano inevitabilmente, la riduzione del personale, della manutenzione e della pulizia dei mezzi. Con il risultato che il lavoratore è costretto a fare i doppi turni, a non avere i buoni pasto per almeno sei mesi, o a prendere in alcuni casi, lo stipendio dopo tre mesi. Senza parlare poi dei giorni di ferie residui, che naturalmente non vengono concessi per mancanza di personale e che spariscono a cavallo del nuovo anno. È di questi giorni la notizia di una forte protesta da parte dei lavoratori esasperati di una di queste Società, i quali hanno interrotto il servizio di una linea parcheggiando le vetture al capolinea. Il risultato raggiunto è la firma di un accordo tra Roma TPL e la Società sotto accusa, che obbliga la stessa al pagamento degli stipendi entro il 10 del mese, pena la perdita dell’appalto. Il loro grido di protesta però, resta troppo spesso strozzato in gola, per paura di perdere anche quel poco che hanno e le Organizzazioni Sindacali, che dovrebbero farsi carico di questa grave ingiustizia, pretendendo seri ed immediati rimedi, non sono ancora riuscite a dare un senso al loro operato all’interno di queste Società. Dedicare tempo e risorse esclusivamente per i colleghi di Atac, dove da troppo tempo c’è euforia e fermento per continue assunzioni (peraltro dove non servono) e tanti salti di parametro (riservato al settore amministrativo), significa esplicitamente considerare gli autoferrotranvieri in due categorie distinte. Il tempo è scaduto, siamo arrivati al limite della decenza e della sopportabilità e non ci sono più giustificazioni, ma solo due scelte: continuare a far finta di non vedere e sentire, o farsi carico del disagio che questi colleghi subiscono!
Guidare il “Bus” di notte a Roma!
Ci sono linee di trasporto pubblico a Roma cosiddette calde, sia per le zone in cui operano che per il tipo di passeggeri che trasportano e queste testimonianze mettono in rilievo (se ce ne fosse ancora bisogno), di quanto sia difficile ed insicuro lavorare di notte a Roma. Il primo episodio di Carlo, nome di fantasia, si sviluppa sulla linea N2, la notturna che sostituisce la metropolitana B, e va dalla metro Laurentina a Via Recanati (zona S. Basilio).
“Sono in servizio da circa 2 ore, quando nei pressi della stazione di Rebibbia, alla fermata, ci sono due ragazzi. Mentre mi avvicino, mi accorgo che uno dei due ha un borsone ed indossa dei guanti in lattice sporchi. Nei pressi della fermata c’è un autosalone e subito nella mia testa passa il pensiero che i due hanno scassinato qualche auto; salgono e si siedono in fondo all’autobus, tranquilli conversando tra loro. Io proseguo, tenendoli con la coda dell’occhio sempre sotto controllo. All’altezza di Portonaccio ecco che qualcosa mi scuote, una guardia giurata dell’Italpol in mezzo alla strada fa cenno di fermarmi. Mi accosto e la faccio salire: mi dice di proseguire fino allo slargo, poco più avanti e di tenere le porte chiuse. I miei sospetti erano quindi fondati. A quel punto, la guardia si dirige verso il fondo dell’autobus, mostra il tesserino ai due ed ordina di aprire il borsone. I due ragazzi in un attimo, si alzano ed aggrediscono la guardia. Scoppia il finimondo, non so cosa fare, mi tremano le gambe, gli altri passeggeri restano pietrificati. Mentre la guardia tenta di chiamare rinforzi, io riesco a chiamare i carabinieri. Uno dei ragazzi si libera e si dirige verso la porta centrale (parliamo di un autobus MAN A21 con due porte e senza la cabina autista chiusa) gira il manettino e fugge; il secondo divincolandosi estrae un oggetto color argento e lo punta contro il viso della povera guardia. Sono paralizzato, anche il secondo ragazzo fugge. Improvvisamente, io e gli altri tre passeggeri iniziamo a tossire e a strofinarci gli occhi, mentre la guardia disperata si rotola per terra gridando a più non posso: usciamo dalla vettura e intuisco che l’oggetto color argento era una bomboletta al peperoncino. Mentre aspettiamo i soccorsi apriamo con circospezione il borsone: era pieno di bombolette di vernice e guanti. Questa volta non si trattava di infidi criminali, ma di comuni writers!”
Il secondo episodio di Gianluca invece, si svolge sulla Linea N18 da Piazza Venezia A Via Quaglia (Quartiere Tor Bella Monaca).
“Mentre sto percorrendo lo stradone di Tor Bella Monaca, due individui che non mi ero neanche accorto di aver fatto salire, si avvicinano al posto guida e minacciandomi con un coltello, mi obbligano ad accostare sul ciglio della strada, in una zona deserta. Mi chiedono portafoglio, cellulare ed orologio (l’autobus è un Bus otto con cabina chiusa, ma la può aprire chiunque), sono bloccato, tremo come una foglia, bisbiglio qualche parola che neanche ricordo. All’improvviso, questo pazzo con il coltello si volta e si avvicina ad una signora che aveva, poverina, un tutore al braccio. Non so se rallegrarmi perché ha distolto per un momento l’interesse nei confronti del mio portafoglio, o se preoccuparmi per l’incolumità della signora. Stessa richiesta: portafoglio, cellulare e orologio; la signora non si scompone, resta fredda, lo fissa negli occhi e a sorpresa estrae un coltello a serramanico molto più grande di quello utilizzato dal ragazzo (tipo Mr. Crocodile Dandy), esclamando: “Questo è un coltello!” Impreparato il delinquente indietreggia e viene colpito da un passeggero straniero, a quel punto tutti ci scagliamo sui due e li sbattiamo fuori dall’autobus. Nessun ferito e tanta paura, chiudo le porte e proseguo il servizio”.
Storie di ordinaria follia o di quotidiana realtà? Il 22 marzo è stato firmato un accordo sulla sicurezza che prevede vigilantes privati a bordo su alcune linee e cabina chiusa per le vetture nuove. Così, il 29 marzo le Società private, hanno mandato un sms invitando gli operatori di esercizio ha fornire le proprie generalità ai vigilantes e firmare l’avvenuto controllo (il controllo è per i passeggeri o per gli autisti?). Siamo a questo punto tutti più tranquilli? È chiaro che queste misure non sono sufficienti e che il prezzo economico per garantire il massimo della sicurezza agli autisti è esorbitante, ma una “sicurezza” c’è: la paura e lo stress non hanno prezzo!
Estintore, zeppa e triangolo!!!
Ogni autista sa che la prima cosa da fare prima di uscire con la vettura dalla rimessa, è controllare se ci sono il triangolo, la cosiddetta zeppa (cuneo) e gli estintori. Pochi però, credo, sono consapevoli di quanto sia pericoloso avere l’estintore legato o bloccato con le comuni fascette in plastica o con il filo di ferro. Infatti a nessuno viene in mente che la propria vettura potrebbe andare quel giorno a fuoco, e a nessuno viene in mente che in quel caso non si ha molto tempo per pensare ed intervenire, anzi, al contrario, in pochi attimi si devono prendere decisioni che possono anche essere decisive per salvare la vita ai passeggeri o comunque salvare mezzi o manufatti. Immaginate ora che, mentre la vettura si riempie di fumo e le fiamme si alzano alte nel cielo con i passeggeri urlanti che per uscire fuori si calpestano, voi siete lì, accovacciati dietro il sedile guida a combattere contro una maledetta fascetta di plastica che non riuscite a strappare o un filo di ferro talmente grosso che a mani nude non siete in grado di slegare……! Ecco quindi, l’avvertimento chiaro che vogliamo mandare, grazie al suggerimento di un collega raccolto su Facebook: questo modo di fissare gli estintori è fuorilegge! Non uscite mai dalla rimessa con estintori bloccati con sistemi che non permettono il suo rapido utilizzo, perchè, in caso di guai seri diventate responsabili!!!
Regionali Lazio: Bonino o Polverini?
Al di là della questione delle liste escluse e poi riammesse dal Decreto “interpretativo”, sulla quale ogni cittadino farà le sue valutazioni, come Associazione interessata alle problematiche degli autoferrotranvieri, pensavamo di poter tranquillamente esimerci dal prendere una posizione pro o contro una candidata Presidente. Avendo all’interno, soci provenienti da diverse esperienze politiche, sindacali ed associative, abbiamo comunque avuto il desiderio e la necessità di dar vita ad un dibattito, il quale sorprendentemente, ha sbaragliato il campo dai dubbi mettendo fine alla questione con un risultato unanime. Sappiamo che questo modo di fare ci renderà antipatici ad alcuni e più simpatici ad altri, ma è necessario per noi poter esprimere il pensiero in libertà e renderlo pubblico senza remore, ancor di più, quando è frutto di un confronto democratico. Del resto gli interrogativi che poniamo alle Aziende ed alle OO.SS., non sempre sono condivisibili, ma vi assicuriamo che nascono sempre da una discussione interna appassionata e vera. Abbiamo deciso di appoggiare la candidatura della Bonino. Perché Emma? Sostanzialmente per tre semplici motivi:
1) Siamo fermamente contrari al nucleare in Italia; la prima centrale nucleare sarà attiva forse nel 2020, per costruirla occorreranno milioni di euro, quando entrerà in funzione sarà obsoleta e superata da nuove tecnologie e l’elettricità prodotta sarà a caro prezzo. Non ci piacciono le prese di posizione che variano e si adattano agli umori degli elettori: non ha senso, da parte della Polverini dire: “nel Lazio il nucleare non serve”(?). Concordiamo invece con la Bonino quando sostiene che per un futuro migliore è necessario puntare sullo sviluppo sostenibile e quindi sulle energie rinnovabili, le quali creano occupazione e risparmio economico reale.
2) Non sopportiamo le bugie; l’UGL, con La Polverini Segretario nazionale, ha dichiarato nel 2008, oltre 2 milioni di iscritti, quando una ricerca dettagliata da parte di Cisl, Uil e Confsal, assicura che gli iscritti UGL supererebbero di poco i 200 mila. Perché dichiarare il falso? Inoltre, secondo un indagine pubblicata sui giornali fornita di tutti i particolari, la Polverini ha mentito in un atto pubblico evadendo il fisco; altra bugia.
3) La Bonino ispira più fiducia in quanto ha già dimostrato, in tanti anni di attività politica, di rappresentare le istanze dei cittadini. Con le innumerevoli battaglie civili in difesa dei diritti delle persone, rappresenta forse, l’espressione originaria di come la politica deve essere interpretata per il bene comune. Probabilmente non saremo d’accordo con tutto il suo programma, e vigileremo sulle scelte sulla mobilità ed in particolare sul TPL, ma abbiamo ritenuto giusto per questi motivi, schierarci a suo favore!!!
Atac: uniti nelle disuguaglianze!
Sembrerà strano, ma l’unificazione, invece che unire, sta dividendo, mettendo in luce le disuguaglianze parametrali ed economiche fra i lavoratori della nuova Atac SpA. Il caso in questione, questa volta, interessa in modo particolare i verificatori “professionisti” e gli addetti alla mobilità, cioè quei lavoratori assunti 8 anni fà da Atac, al parametro 151 (dei quali una decina passati al par. 170), proprio con lo scopo di contrastare il fenomeno dell’evasione del pagamento del biglietto sui bus, tram e metro di Roma. Invero, come annunciato dall’Amministratore Delegato di Atac, gli ispettori ex Trambus (ADE par. 193), stanno seguendo un corso di “Polizia Amministrativa”, che li abiliterà a svolgere il ruolo di verificatori ed elevare, anche loro, multe. Niente da ridire, anzi, la possibilità di svolgere più di una mansione è una risorsa per l’Azienda ed una crescita professionale per il lavoratore. Il problema è che i “nuovi”, svolgeranno le mansioni di verificatore e addetto alla mobilità, ma diversamente dai loro colleghi, hanno un parametro 193 e non 151 e 170. Inoltre sembra che svolgeranno il loro compito a straordinario, mentre ai loro colleghi, fino ad oggi, non è permesso. E’ scontato che questo stato di cose, causate da una miopia organizzativa da parte dell’Azienda e da parte delle OO.SS., scatenerà forti controversie e rivendicazioni. L’unica via d’uscita che intravediamo, è predisporre immediatamente, dei corsi specifici di formazione che permettano ai “vecchi” verificatori e addetti alla mobilità, di acquisire quelle stesse competenze e quindi le stesse mansioni degli ADE. Ciò che chiediamo offrirebbe all’Azienda, con una piccola aggiunta di spesa, due grandi vantaggi: un maggior numero di personale disponibile per diverse mansioni e quindi più flessibilità, e una parte di personale premiato, motivato e soddisfatto dal riconoscimento parametrale.
Gli autoferrotranvieri di Roma messi alla gogna!
“Siamo stati abbandonati dalla nostra Azienda, che ha permesso alla stampa di mettere alla gogna la nostra categoria”; è questo il grido degli autisti di Atac, dopo l’incidente in cui è rimasto coinvolto un collega trovato positivo alla cannabis. La rabbia questa volta è più forte, perché nulla è stato fatto per evitare che sulla stampa uscissero a caratteri cubitali titoli offensivi. Per capire bene le conseguenze di questi atti, è sufficiente la testimonianza del giorno dopo, di diversi colleghi in servizio, i quali, per aver effettuato una semplice frenata o una brusca sterzata, dovuta non certo ad assunzione di droghe o alcool, ma per l’inciviltà consolidata di chi guida nella città di Roma, hanno subito, da parte dei passeggeri, una serie di ingiurie e tra queste: “Te sei fatto ‘na canna?”, “Ma che hai pippato prima de venì a lavorà?”. Pochi giorni fa, su un articolo dedicato ai colleghi milanesi avevamo dichiarato che la questione “droga” è alquanto complessa e che non può essere licenziata con delle semplici battute. Soprattutto se le “battute”, provenienti dai massimi dirigenti sindacali e aziendali si limitano a fare un’analisi distorta e ridimensionata della situazione. Infatti, il Segretario Regionale Autoferrotranvieri Cisl, in un intervista, sminuisce il problema sostenendo che: “Gli autisti sono in prima linea e, come fossero in trincea, combattono contro atti vandalici e situazioni di emergenza”, dimenticando alcune cose, a nostro avviso, altrettanto importanti: 1) Le ragioni di tanto “stress” sono dovute soprattutto, alla disorganizzazione del lavoro, al fatto che per fare una visita medica, l’autista, si deve raccomandare per il cambio turno; al fatto che per chiedere le ferie deve inginocchiarsi prima davanti l’RSU poi davanti il Capo deposito; al fatto che per sapere il turno del giorno dopo, non della settimana dopo, deve attendere le prime ore del pomeriggio e perdere 20 minuti per trovare il numero del telefono libero, al fatto che i tempi di percorrenza sono inadatti per svolgere serenamente il proprio lavoro, al fatto che le vetture non ricevono la giusta manutenzione; 2) Il sindacato quali azioni ha messo in campo per far si che non ci siano più, per gli autisti, ferie pregresse, quindi per un giusto rapporto turni-autisti, e una spalmatura dei turni che sia valida per almeno 15 giorni, naturalmente senza “variazioni”? Di altra impronta è invece la “battuta” dell’AD di Atac, il quale sostiene che: “Gli autisti per distendere i nervi a fior di pelle, hanno bisogno di una bella sudata”. Gli autisti sudano eccome e spesso anche freddo, senza bisogno di andare in palestra, ma ci limitiamo a considerarla un’uscita “infelice”. Vanno bene i test antidroga, vanno bene i psicologi come va bene anche il corso su Cd….. Quello che ancora non va bene, è continuare a considerare l’autista solo una matricola!
I “nuovi vertici” delle Aziende del TPL di Roma
Il quadro delle nomine delle Società di trasporto del Comune di Roma “riassettate”, è completo. Il Presidente della nuova Atac SpA, è Luigi Legnani, mentre Adalberto Bertucci è l’Amministratore Delegato. L’ex Presidente di Metro, Roberto Grappelli andrà a ricoprire l’incarico di Amministratore Unico di OGR (Officine Grandi Revisioni). Massimo Tabacchiera ed Enrico Sciarra sono, rispettivamente il Presidente e l’Amministratore Delegato della nuova Società Roma Servizi per la Mobilità Srl. Alla Presidenza, invece della nuova Società Roma Patrimonio Srl c’è Claudio Massimini e l’Amministratore Unico è Gioacchino Gabbuti. A tutti facciamo i nostri migliori auguri, a coloro che hanno ereditato e a coloro che si sono ereditati i problemi gestionali ed economici delle Aziende. Una cosa certa è che: “rendere il servizio più competitivo, puntare sul decoro dei mezzi e sulla sicurezza” e magari, ci aggiungiamo noi, ottimizzare le condizioni e l’organizzazione del lavoro, è un compito che richiede una seria programmazione. Un’altra convinzione è che nulla può migliorare, senza la collaborazione e la partecipazione dei dipendenti e che per ottenerle, non sono fondamentali le infiltrazioni di risorse umane dal “nord” imposte da comprensibili strategie politiche, sebbene di alta levatura tecnica, è necessaria una forte attenzione nei confronti dei lavoratori, attenzione troppe volte disattesa.
Il Contratto Nazionale dell’Immobilità!

Il Ministero osserva dall'alto, tenedo per mano Anav e Asstra, mentre le OO.SS. sprofondano.... E i lavoratori?... Sono già sotto!!!
Il Contratto Nazionale della Mobilità si è impantanato, tanto che lo abbiamo ribattezzato: CCNL dell’Immobilità. Il lontano 30 aprile 2009, dopo 16 mesi, ci fecero digerire a fatica la firma del Protocollo sul nuovo CCNL della Mobilità e quei 60 euro al par. 175 molto al di sotto della copertura della perdita del potere di acquisto. Rimanevano da definire quattro punti entro 45 giorni, che avrebbero dovuto dare l’avvio ad una nuova stagione che avrebbe finalmente dato le giuste garanzie ai lavoratori: 1) il campo di applicazione; 2) la decorrenza e durata; 3) la disciplina del sistema delle relazioni sindacali e diritti sindacali; 4) il mercato del lavoro. Praticamente, preparata la teglia con un goccio di olio (di ricino?) mancava “solo” l’arrosto. Purtroppo, dopo nove mesi siamo ancora avvolti dal fumo, tanto che non riusciamo a vedere una via d’uscita. Incontri su incontri, informazioni estrapolate con le pinzette, per constatare che le parti datoriali, i primi di gennaio, scrivono al Ministro lamentandosi che le OO.SS. non sono coerenti e che gli obiettivi restano l’accrescimento dei livelli di competitività, la flessibilità, l’efficienza e la produttività e che tutta l’operazione deve risultare a zero oneri aggiuntivi per le imprese!?! Imbarazzante davvero, e lodi a chi firmò il protocollo di aprile dove è delineata questa “postilla”!!!. Manca quindi, il punto di partenza e senza la definizione della decorrenza e della durata non potremo mai rivendicare gli aumenti economici. Al contrario invece, è in arrivo la fine della “pazienza” dei lavoratori. Richiedere di nuovo l’intervento del Ministero dei Trasporti per elemosinare un nostro diritto, immaginare i tempi ministeriali etc… ci sembra una soluzione non adeguata alla gravità del momento. Organizziamo le assemblee nei posti di lavoro di tutta Italia e lì decidiamo quali azioni (lecite) intraprendere.
Per i colleghi di Milano, un periodo da dimenticare in fretta!
Non è certo un periodo sereno quello che stanno attraversando gli autoferrotranvieri di Milano. Ci riferiamo ad una serie di episodi che non hanno precedenti per gravità in un lasso di tempo così breve. 1) In primis gli incidenti: da gennaio 2009 gli eventi di una certa entità sono stati oltre venti; scontri fra tram, scambi che non hanno funzionato, deragliamenti, autobus che investono pedoni e auto private contro mezzi aziendali. Un’ecatombe che non può imputarsi esclusivamente all’errore umano ed in definitiva agli autisti, ma che mette in evidenza probabilmente, una serie di mancanze e di responsabilità che dovrebbero far sussultare i Dirigenti aziendali. Le mancanze andrebbero individuate con domande precise: esiste un piano di manutenzioni adeguato? Viene utilizzata la tecnologia necessaria a far del trasporto pubblico un servizio sociale ed indispensabile all’avanguardia? I mezzi di ultima generazione dove sono? Viene privilegiato il trasporto pubblico nel caos del traffico?. 2) Altra questione, ancor più grave, è la bufera che si è scatenata sull’ATM dopo che gli investigatori hanno accertato diversi casi di spaccio e consumo di cocaina tra i dipendenti. In questo caso la questione diventa alquanto complessa e non può essere licenziata con delle semplici battute. Al contrario, i fatti non vanno sottovalutati, anche perché la cocaina sembra oramai così diffusa tra i cittadini da far sembrare il suo uso normale. Continua… »
Anno nuovo … fermata soppressa!
Ben ritrovati a tutti! Eccoci di nuovo qui a esprimere tutte le nostre perplessità, tutte le nostre curiosità e anche tutta la nostra ignoranza sui problemi degli autoferrotranvieri. Ricominciamo da come era finito l’anno: con l’incorporazione per fusione di Trambus SpA in Atac SpA e con la soppressione, per una questione di sicurezza legata alla vicinanza della residenza del Premier, della fermata di Via del Plebiscito che ha scatenato la protesta di dipendenti e cittadini. La fermata dei romani, la fermata degli “Omnibus”, il crocevia di tutto il centro, la fermata dei passeggeri provenienti da Via del Corso, da Via dei Fori Imperiali, da Via 4 Novembre … cancellata in un sol colpo. E’, come al solito, l’autista a subire tutta la rabbiosa reazione dei “clienti”. Già quando vede i turni della settimana rabbrividisce: la linea 64 lunedì, l’81 martedì, il 62 mercoledì, variazione giovedì, variazione venerdì (che c… fortuna). Già immagina quando, con la vettura, sarà vicino a Via del Plebiscito; il sudore freddo che gli scende dalla fronte, i brividi sulla pelle, l’agitazione, la speranza che nessuno prenoti la fermata, poi all’improvviso lo squillo del campanello …. Sa che quando passerà dritto, pioveranno su di lui una valanga di epiteti, ma è un professionista, quindi sa controllarsi e con calma tenterà di informare i passeggeri ed i turisti rispondendo con garbo prima in italiano: “sta fermata l’hanno scancellata”; in francese poi (alla Fiorello): “Et soppress”; in spagnolo: “E’ stada tolda”; in tedesco: “Nain fermaten”; infine in inglese, la lingua di tutti: “To soppressed”. Ma tutto questo non basterà a discolparlo, è comunque responsabile, è il rappresentante dell’Azienda e come tale dovrà pagare. Le firme raccolte per ripristinare la fermata sono oltre 6000. Per motivo di sicurezza nei confronti degli autisti, ripristinatela!!!
